L’Economista d’Impresa – Luglio/2011: Dal ricettario della grande crisi … tre passi per l’evoluzione di uno studio professionale

Riportiamo l’intervento del Dott. Ventola sul bimestrale d’informazione economica L’Economista d’Impresa sulle grandi opportunità che un periodo di crisi, come quello contingente, consegna agli studi professionali.

Dal ricettario della Grande Crisi … Tre passi per l’evoluzione di uno studio professionale

In un recente workshop denominato “Laboratorio per il futuro”, i partecipanti hanno potuto toccare con mano quanto potesse essere breve il passaggio tra la drammaticità insita nel vivere un licenziamento o la fine di un progetto aziendale o professionale e la definizione, programmazione e ricostruzione di un progetto lavorativo basato sui propri talenti, sulla passione e sull’esperienza acquisita. La considerazione comune emersa dai feedback finali è stata che un evento considerato un fulmine a ciel sereno in realtà aveva riportato a galla disagi e problematiche già ben presenti ed inascoltati da tempo. In ugual misura il momento attuale di stagnazione economica, che in questi ultimi mesi si sta facendo sentire con tutta la sua forza nei nostri studi, fa emergere criticità e problematiche già precedentemente esistenti nelle nostre Organizzazioni; è solo che oggi emergono con evidenza!

Proviamo ad esaminare quali sono i fattori dei quali più diffusamente si sente la carenza nelle Organizzazioni dei nostri studi:

1)      metodologia botton-up,

2)      progettualità,

3)      personalizzazione del proprio stile/progetto.

  • Metodologia botton-up – Learning Organizations

Soprattutto nelle Organizzazioni più complesse, con la presenza di dipendenti, collaboratori e tirocinanti, si assiste spesso alla presenza di due modelli organizzativi alternativi.

Più frequentemente si registra una delega estremamente spinta, soprattutto per evidente difficoltà del dominus ad investire sulla formazione dei collaboratori, salvo veder poi emergere continui conflitti tra il personale che si focalizzano sui soli “sintomi” della disorganizzazione esistente e non sulle cause.

A questo modello più diffuso si contrappongono quei rari studi orgogliosamente contrassegnati dall’adozione di sistemi di qualità, in cui la comunicazione sembra essere sempre più veicolata dai protocolli adottati dallo studio.

A questa dualità, a parere mio disfunzionale sia perchè i collaboratori per definizione non nascono Organizzati e Responsabili, sia perchè la spersonalizzazione degli studi di Qualità produce effetti di disaffezione devastanti, suggerisco l’alternativa metodologia botton-up (tradotto “dal basso verso l’alto”), che mi sembra stare ai due sistemi precedenti come la dieta mediterranea alle varie diete a zona o altro.

Secondo questo approccio, coloro che vivono nella quotidianità i processi organizzativi diventano gli attori attivi nella creazione delle Buone Prassi (processi organizzativi personalizzati) e nella loro implementazione, con la creazione di gruppi di lavoro che rielaborano il “come” lavorare, il tutto sotto la supervisione del dominus.

Se inizialmente applicata al settore più marginale dello studio e, con una politica dei piccoli passi, via via  estesa a tutti i suoi processi organizzativi, questa metodologia rialimenta un processo di responsabilizzazione e di autoapprendimento estremamente prezioso in ogni tipo di Organizzazione. Gli Inglesi le chiamano Learning Organizations: organizzazioni che apprendono.

  • Progettualità

Sempre più frequentemente si assiste all’asservimento dello studio alle pure e semplici richieste del mercato, anche con una spirale deflazionistica della concorrenza al minor prezzo; alternativamente, o almeno prioritariamente, è necessario che il Professionista e la sua Organizzazione si dotino di un Piano di Sviluppo almeno a tre-cinque anni che riconsegni allo studio il senso del proprio lavorare quotidiano. Lavorare senza Progetto è come per un credente vivere senza fede; senso di fatica e di impotenza ne sono i sintomi più evidenti.

L’adozione di un Piano di Sviluppo e di un conseguente Piano di Marketing Operativo, che traduca in concreto le strategie di medio periodo dello studio, permette al Professionista di avere una direzione, una rotta verso la quale tendere e, a posteriori, con la quale confrontarsi.

  • Personalizzazione del proprio stile/progetto

Uno dei passi più complessi, in quanto in contrapposizione con la mentalità tanto comoda quanto diffusa del conformarsi, è quello di riappropriarsi del proprio stile ridisegnando un progetto su misura ai propri talenti, alle proprie ispirazioni ed alla propria esperienza; distaccarsi lentamente da ciò che il mondo ci consegna come P R O F E S S I O N I S T A D I S U C C E S S O, permette di tramutare il quotidiano assolvimento di obblighi in un’esperienza lavorativa appagante e spesso intimamente intrecciata con quella personale.

Così come proposto all’assise del Collegio Notarile del Distretto di Bari nei giorni scorsi, concludo queste brevi riflessioni consegnando a me e a voi due auguri:

a)      di avere ogni giorno quale ultimo punto dell’agenda di studio due domande:

-          cosa mi è piaciuto oggi della mia Organizzazione?

-          su cosa voglio lavorare domani per migliorare la mia Organizzazione, con l’aiuto dei miei collaboratori?

b)      che si possa lavorare sempre più spesso in rete per il miglioramento delle nostre Organizzazioni e del nostro benessere lavorativo, magari con approfondimenti e/o tavole rotonde,

anche perchè la qualità della percezione della propria esperienza lavorativa è spesso molto più preziosa di altri parametri valutativi.

Scarica il pdf di questo articolo

229 Comments

Trackbacks/Pingbacks

  1. wayne - .... hello....

Leave a Reply